Indicatore di crisi aziendale: perdita d’esercizio

In questo periodo l’attenzione degli amministratori è assorbita dalle operazioni di chiusura dell’esercizio e di redazione del bilancio. Si tratta di un’ottima occasione per verificare lo stato di salute dell’azienda, soprattutto quando l’esercizio si chiude in perdita. Il campanello d’allarme scatta quando le perdite riducono il capitale sociale di oltre 1/3.  Se ciò accade,  gli amministratori devono convocare, senza indugio, l’assemblea dei soci la quale potrà rinviare di un anno la copertura delle perdite solo se queste non hanno ridotto il capitale sotto il minimo legale. In quest’ultimo caso i soci hanno le seguenti alternative: 1) coprire le perdite attraverso la ricapitalizzazione 2) trasformare la società 3) dichiararne lo scioglimento o la messa in liquidazione. Per ciascuna di tali decisioni occorre una valutazione delle concrete possibilità di mantenimento o recupero del principio della continuità aziendale.  Se si verifica la possibilità di  proseguire l’attività aziendale occorre scegliere le prime due alternative altrimenti la scelta obbligata appare la liquidazione del patrimonio. Ma anche in questa ipotesi, bisogna sempre valutare se dalla liquidazione è possibile generare mezzi sufficienti per l’integrale soddisfacimento dei creditori. Quando la massa debitoria non appare estinguibile con la liquidazione aziendale la legge fallimentare offre una serie di strumenti progettati per consentire un’uscita guidata dalla situazione di crisi: il c.d. “piano di risanamento attestato” ; l’accordo di ristrutturazione dei debiti e il  concordato preventivo. I tre strumenti hanno caratteristiche  diverse e saranno oggetti di successivi approfondimenti al fine di valutare gli interventi opportuni per il risanamento aziendale.

Indicatore di crisi aziendale: perdita d’esercizio ultima modifica: 2014-02-20T20:10:44+00:00 da Dott. Gaetano Pappalardo